Setter bello
Passeggio nel paese di mare. Osservo gli oggetti nei piccoli giardini per indovinare le vite degli occupanti delle case. Una bambina coi codini mi lancia un saluto, le rispondo col sorriso di un ciao. Evito le chiazze d’ombra, procedo un po’ a zig zag sotto il sole, sulla strada battuta più che altro da biciclette. Una signora con la maglia verde frena di colpo, rovista nella borsa, col corpo chino sul manubrio comincia a parlare con calore dentro a un cellulare.
Seduto su una panchina c’è un signore canuto con un setter bello, il pelo bianco a chiazze nere. Non è il primo giorno che lo incrocio e mi scappa di attaccare bottone. E’ la solita storia, lo faccio spesso coi proprietari di cani.
Il signore cordiale mi racconta la storia del setter, l’ha trovato in un bosco, mezzo morto. Pesava sei chili - dice - praticamente il peso di una carcassa. Ha il terrore dei botti, forse un cacciatore l’ha abbandonato perché non era buono per l’attività venatoria. Bastardo cacciatore - osserva. Già. - Il cane più affettuoso del mondo - aggiunge.
Il setter bello salta su e giù dalla panchina, scodinzola, sfrega il muso contro il suo padrone. Gli dico:- Ha avuto fortuna a trovare lei, bell’animale. - Sì, bellissimo. Gli accarezza la schiena.
Penso banalmente che quando siamo vicini a qualcuno che amiamo non possiamo fare a meno di toccarlo, è impossibile fermare le mani. Si capisce da quello che amiamo qualcuno. Proseguo per la mia strada (che non è mia e non ha nemmeno una meta), ogni tanto mi fermo, accarezzo tutti i gatti accarezzabili. In giro non c’è molta gente, la stagione deve ancora incominciare.

(era come questo)